domenica 20 aprile 2014

Il gaio populismo di Renzi secondo Eugenio Scalfari


Nell'odierno editoriale su Repubblica l'ineffabile Eugenio Scalfari magnifica e si entusiasma per il populismo gaio di Renzi, da distinguere nettamente da quello furbastro di Berlusconi e da quello becero di Grillo.
Egli non manca di sottolineare come questo premier sia un improvvisatore pericoloso e preoccupante, che i suoi provvedimenti sono "cartoni appiccicati l'uno all'altro con le spille che spesso saltano via"  e difficilmente convinceranno le autorità europee, che alcune entrate sono una tantum e i tagli di là da venire, o come altri siano inconsistenti e privi di coperture o socialmente iniqui. Ma ciò, a quanto pare, nel caso specifico non rappresenta un problema. Ciò che nei confronti di un Berlusconi qualunque sarebbe stato, con ragione, duramente criticato, nella fattispecie diventa un elemento secondario. Poiché Renzi è il Resurrexit! L'ottimismo che il Nostro  sembra infondere nel popolo sarà lo squillo di tromba che farà rinascere le fortune economiche del Paese. In una sorta di Pasqua laica la nostra Resurrezione è affidata a questo novello messia che dovrebbe amare il prossimo suo più di se stesso.
Vero è che l'ottimismo come motore dell'economia è postulato decisamente caro alla destra e spesso è stato deriso dai rigoristi economici di sinistra, ma poco importa. Il messaggio deve esser lanciato poiché l'intento, dichiarato, è sconfiggere il Grande Nemico Comune: il Movimento 5 Stelle e tutti gli euroscettici del mondo. Perché chi non condivide "questa" Europa è automaticamente contro l'Europa: non potrai avere o immaginare altra Europa al di fuori di questa. Che i cittadini continentali lo sappiano.  La vittoria di Renzi alle europee consegnerà il nostro futuro ai "populisti costruttivi": pare siano Alfano, Lupi, Cicchitto e Quagliariello.
Il Movimento 5 Stelle è una scatoletta vuota, come lo stesso Scalfari lo definisce. Vuota perché piena di cittadini, che sono solo aria, si sa. Eppure all'interno delle Istituzioni che, in fin dei conti, ci appartengono, questa "aria" sta esercitando, tra mille difficoltà, un'opposizione durissima quanto disperata. Infatti, la battaglia non è politica: non ci sono due diverse posizioni ideali che si fronteggiano, non ci sono diversi interessi sociali rappresentati che mediano. No, non ancora almeno: l'attuale battaglia è combattuta contro un’intera classe "dirigente" che ha fatto propria la cosa pubblica, che ha reso normale la corruzione, gli interessi privati, i privilegi piccoli e grandi, l’autoreferenzialità, la protervia, il malaffare, la complicità con la malavita.

Questo piccolo esercito armato di archi e frecce, che non sa ancora nemmeno come usar bene, assalta una fortezza blindata dotata di armi micidiali, prima fra tutte la propaganda. Una lotta impari che certamente il gaio populismo di Renzi non mancherà di vincere sulle orme del suo illustre predecessore. I cortigiani, vil razza dannata, applaudono festosi al loro nuovo giovin signore.  Ma l'aria, quando si smuove, può diventare vento e, talvolta, schiarire il cielo. 

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